mercoledì 3 novembre 2010

Un'ipotesi sulle origini de "I Promessi Sposi"

Nei primi anni del 1600 un signorotto vicentino, Paolo Orgiano, protetto da un potente zio, Conte dei Fracanzan, e spalleggiato da un cugino, Tiberio, scavezzacollo e scellerato come lui, insidia Fiore Bertola, una bella contadinotta diciassettenne, orfana di padre. Fiore resiste alle lusinghe e sposa Vincenzo Galvan, un giovane contadino da lei amato. Passa qualche tempo e in una sera d' inverno il signorotto ordina il rapimento della giovane: con l' aiuto dei suoi "bravi" fa arrivare la fresca sposa nel proprio palazzotto e lì la violenta. Lucia Fiore dunque fu di Paolo Orgiano don Rodrigo.
Fiore, violata e umiliata, fuggì discinta e scalza dal palazzotto del suo tiranno e tornò avvilita dal marito. Vincenzo (Renzo) non dovette aspettare la peste giustiziera per placare la propria sete di vendetta. Grazie a fra' Lodovico, religioso impavido, difensore di ogni perseguitato, ottenne giustizia dal Tribunale di Venezia.
Nel 1607 Paolo Orgiano, difeso da un mediocre Azzeccagarbugli, venne condannato dal Consiglio dei Dieci della Serenissima Repubblica di Venezia al carcere a vita, per aver terrorizzato per anni il paese di Orgiano, con “homicidi, sforzi, violentie et tirannie”. In particolare per “far operazioni nell’impedir matrimoni”.

Duecento anni dopo, Alessandro Manzoni scrive “I Promessi Sposi”, attingendo dichiaratamente a svariate fonti storiche del ‘600. La vicenda di Paolo Orgiano presenta sorprendenti analogie con quella del Manzoni: Don Rodrigo impedisce il matrimonio di Lucia, e la perseguita fino a costringerla ad allontanarsi. Fra’ Cristoforo aiuta Lucia nelle sue traversie.
Ma sono solo alcune delle molte similitudini tra le due vicende. La questione è come Alessandro Manzoni abbia potuto avere in visione il fascicolo del processo, tuttora giacente all’Archivio di Venezia, corredato delle vivaci testimonianze di popolani e nobili.
Ecco allora spuntare la singolare figura di Agostino Carli Rubbi, archivista veneziano frequentatore e conoscitore della vita culturale lombarda, amico del Beccaria, che potrebbe essersi fatto segretamente tramite della consultazione degli atti del processo da parte dello scrittore. A questa ipotesi il professor Claudio Povolo, dell’Università di Venezia, ha dedicato approfonditi studi, e la sua ipotesi è stata accreditata dai più eminenti esperti in materia.

Da questa ipotesi la compagnia teatrale di Mestre "Fuoriposto" ha tratto una rappresentazione sceneggiata da Paola Brolati ed interpretata dalla Brolati stessa e da Augusto Charlie Gamba, col titolo: "Storia, romanzo, processi... e sposi promessi".

6 commenti:

  1. Potrebbe essere questa la storia ispiratrice soprattutto perché gli archivi veneziani sono stati, e lo sono ancora oggi, fonti enormi delle più svariate notizie.
    Tuttavia, storie simili a quella raccontata dal Manzoni ed a quella che tu ci proponi ce ne sono state moltissime nei secoli trascorsi e, quindi, il condizionale è d'obbligo..

    RispondiElimina
  2. Un'ipotesi davvero suggestiva se confermata perché potrebbe riscrivere la storia di uno dei capolavori della letteratura italiana.

    RispondiElimina
  3. In questo post (per motivi di spazio) mi sono limitato alle macro-analogie, ma le somiglianze sono molto più numerose. Per chi volesse approfondire la questione, il Prof. Povolo ha scritto un libro di 160 pagine dove analizza tutte le connessioni, intitolato: "Il romanziere e l'archivista" edito dall'Istituto Veneto di Scienze.

    RispondiElimina
  4. davvero interessante come ipotesi

    RispondiElimina
  5. potreste indicarmi le pagine del processo in cui sono presenti delle bestemmie? grazie

    RispondiElimina